Sciopero della fame: mobilitazione nelle piazze anche in Italia

Posted on November 2, 2012

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Sono oggi più di 600 i detenuti politici kurdi rinchiusi in 66 carceri sparsi in tutta la Turchia al 52° giorno di sciopero della fame iniziato il 12 settembre da 63 di loro.

Chiedono al governo di rompere l’isolamento del loro leader Abdullah Öcalan che dura da più di 14 mesi e di iniziare ad intavolare trattative con il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) per una soluzione politica e pacifica della Questione Kurda; protestano contro gli ostacoli che ancora esistono all’utilizzo della lingua kurda: chiedono il diritto all’istruzione nella propria lingua madre e di potersi difendere esprimendosi in kurdo durante i processi1.

Mentre il primo ministro Erdoĝan definisce lo sciopero come un “ completo show” che “metà di loro ha già rinunciato [a portare avanti]”2, intellettuali, scrittori, artisti in Turchia chiamano alla mobilitazione in supporto ai detenuti e chiedono alle autorità turche di iniziare un dialogo. Sono continui gli eventi organizzati ad Istanbul per richiamare l’attenzione sulle gravi condizioni di salute dei detenuti e sulla necessità che le istituzioni prendano decisioni in proposito. “Dopo 40 giorni di sciopero della fame cominciano ad emergere nell’organismo i primi gravi danni e dopo 60 si può arrivare alla morte” afferma il dottor Ozdemir Aktan, capo dell’Associazione medica turca. Oggi siamo al 52° giorno.

Il Partito Kurdo della Pace e della Democrazia ha dichiarato il 30 ottobre “Giornata della Resistenza”, manifestazioni e marce sono state organizzate in diverse città del Kurdistan turco (Hakkari, Mardin, Şirnak, Wan e altre) e si è fatto appello a tutti i Kurdi di alzarsi e manifestare a supporto dei detenuti in sciopero, di unirsi alle azioni congiunte in tutta la Turchia.

Non vogliamo scrivere notizie di morte”, con questo slogan i giornalisti hanno iniziato il 1° novembre uno sciopero della fame in piazza Galatasaray ad Istanbul. Precisano: “Il nostro richiamo non è diretto ai resistenti. Il nostro obiettivo non è dire loro: abbandonate, rinunciate. Il nostro richiamo è per le autorità che decidono delle richieste dei resistenti: Presidente della Repubblica, Primo Ministro, Ministro della Giustizia, del Lavoro. Per coloro che possono creare le condizioni che portino alla fine dello sciopero della fame”, e invitano tutti coloro che non vogliono leggere notizie e articoli di morte ad unirsi a loro3.

Anche in Italia i Kurdi chiamano la società civile a mobilitarsi per urlare allo stato Turco di fermare questo massacro e chiedere agli stati europei di non rimanere muti ma di attivarsi e premere perchè la Turchia avvii trattative e prenda in seria considerazione le richieste del popolo kurdo.

Perchè lo sciopero della fame? La risposta dalla voce di un ragazzo kurdo risiedente a Bari4:

Noi Kurdi siamo uno dei popoli più antichi del Medio Oriente.

Lungo tutta la nostra storia le terre dove viviamo sono sempre state sotto dominazioni straniere.

Lungo tutta la nostra storia i nostri diritti culturali, sociali e politici sono sempre stati calpestati dall’egemonia di potenze colonialiste.

La nostra lingua è stata proibita, i nostri villaggi sono stati distrutti e bruciati, milioni di persone sono state costrette alla migrazione forzata.

Lungo tutta la nostra storia abbiamo subito molti massacri.

Tuttora nella nostra patria ci è preclusa l’educazione nella nostra lingua materna, e dobbiamo subire politiche di repressione e tortura.

I Kurdi della Turchia non hanno ancora potuto conseguire un loro status e riconoscimento politico, e vengono arrestati in gran quantità i nostri parlamentari, sindaci, giornalisti, intellettuali e difensori dei diritti umani.

La nostra società civile è privata di ogni sua libertà, perché ogni sua manifestazione viene assalita con la più brutale violenza, ed i cittadini che rivendicano i diritti democratici vengono gettati in carcere.

Persino i ragazzi del nostro popolo, che si ribellano contro la violenza di Stato, subiscono da parte della Magistratura, contro le stesse norme vigenti, decine di anni di pene carcerarie, e nelle carceri vengono sottoposti a torture.

Per porre termine a queste ingiustizie e per dare avvio ad un processo di pace e di democrazia, oggi in Turchia ed in Kurdistan in più di 60 prigioni circa 660 persone da circa 52 giorni hanno iniziato uno sciopero della fame a tempo indeterminato,

Nonostante molti prigionieri siano in pericolo di vita per il loro digiuno, lo Stato mette la censura ed il veto sulla loro resistenza a costo di provocare un massacro.

In Kurdistan, in Turchia ed in Europa noi Kurdi sosteniamo anche noi con lo sciopero della fame questa resistenza.

Noi Kurdi in Europa e noi Kurdi di Bari, in gran parte ospiti del C.A.R.A. (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo), siamo in Italia proprio perché siamo stati costretti a fuggire dalla Turchia a causa della brutale repressione che subiamo quotidianamente. Le nostre ragioni sono le stesse ragioni che ora animano lo sciopero della fame, e perciò sosteniamo la protesta in atto con il nostro sciopero della fame.
Ci rivolgiamo a tutte i cittadini/e baresi, ai movimenti, agli studenti, alle associazioni, ai sindacati, ai partiti etc chiedendo di sostenere la nostra iniziativa.

DAL 5 NOVEMBRE 2012 h.9.00
Piazza Prefettura- Bari

BERXWEDAN JIYANE!
Resistenza è vita!

E’ il momento di muoversi. Non dobbiamo rimanere inerti a guardare mentre gli stati ci derubano del diritto alla vita. Diffondete la notizia, partecipate alle manifestazioni ed ai presidi organizzati in alcune città italiane, non rimanete fermi.

3 Per informazioni in tempo reale il blog di Alberto Tetta, free lance in Istanbul, che partecipa allo sciopero: http://albertotetta.com/

4Testo tradotto da un amico e attivista dei diritti umani che opera a Roma.  

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Posted in: Eventi