Diga di Ilisu: i lavori continuano

Posted on July 12, 2012

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Cantiere di Ilisu                                    30 giugno 2012

 

Il cantiere della diga di Ilisu è locato al confine delle tre province di Mardin, Siirt e Şirnak, a circa 70 km a sud-est di Hasankeyf. Copre un lungo tratto del fiume Tigri e l’ampia area circostante, e taglia in due la strada che prosegue lungo la Valle del Tigri verso Cizre, al confine con il Governo regionale del Kurdistan Iracheno (KRG).

Si può entrare senza permessi particolari, i guardiani all’ingresso richiedono solamente nome e cognome ed una firma, ti consegnano quindi un pass per gli ospiti da riconsegnare all’uscita dall’altro lato del cantiere.

Non riconosco il luogo, cerco di frugare nella memoria, di riportare alla mente ciò che vidi solo un anno fa, ma pare che solo il fiume continui a scorrere nel suo letto. Dove prima non c’era nulla vi sono nuovi ammassi di terra e ghiaia a creare colline come muraglioni; altre colline scavate, deformate, tagliate in due per creare nuovi passaggi per l’acqua, un taglio netto, fatto con il coltello e poi la parte asportata, un vuoto, un pezzo mancante come quando alla fine del gioco non si trova l’ultimo mattoncino per finire la costruzione. Artificiale, una ri-creata Natura artificiale.

Le case ocra della Vecchia Ilisu e i campi di papaveri verdi e rossi scomparsi. Ghiaia, materiali, tutte le tonalità del grigio e i marroni rossastri del ferro, nero, file di camion che fanno la spola, carico-scarico di terra, polvere, finestrini della macchina sigillati per respirare.

Un villaggio ai margini del cantiere. Solo un gruppo di bambini in groppa ad un trattore nella polvere e nel sole e donne a mangiare vecchi gelati confezionati sedute fuori dall’unico negozio. Faccio qualche domanda, così in generale, sul luogo, il cantiere, risposte di cortesia, confezionate. Poco socievoli, ci guardano di traverso.

Al ritorno scopriamo che all’interno del cantiere vi è un centro di acque termali! Uno, due hotel e qualche pensione, un centinaio di metri di negozietti, una locanda e la çayeria (casa del tè) a fare da corollario al ‘centro’: un edificio con le piscine di acqua calda separate per uomini e donne. Famiglie in vestiti da spiaggia e costume, ragazzini con i salvagenti percorrono la stradina che nella mia testa si è trasformata in uno dei viali del lungo mare romagnolo. La località turistica sul Tigri, nel mezzo del cantiere e con una vista privilegiata ai lavori. Un luogo di relax, divertimento ma soprattutto cura, impiantato nel cantiere che a poco a poco distrugge, corrode, avvelena il territorio; persone che pensano alla salute momentanea del loro corpo dimenticandosi della condizione grave in cui vessa la terra che calpestano, sembrano non accorgersi dei camion, delle strutture che adornano la valle, dei fori che bucano le colline, non vedono l’omicidio naturale che continua ogni minuto. Sono ciechi? Abituati/anestetizzati? Ignoranti (nel senso che ignorano gli impatti e conseguenze)?

Alla casa del tè gli operai del cantiere vengono a ‘svagarsi’, a bere qualche bicchierino e chiacchierare. Parliamo con qualcuno di loro.

I lavori procedono 24 ore su 24. Ci sono due turni (non tre!): uno di giorno, dalle 6/7 del mattino alle 6/7 di sera, e uno di notte; lavorano almeno 12 ore al giorno con 4 giorni di pausa al mese. La paga è di 1.300 lire turche (circa 600 euro). Gli straordinari non vengono pagati, non esiste un sindacato e se provano a lamentarsi e scioperare perdono il lavoro. L’anno scorso infatti i 400 operai andati in sciopero sono stati licenziati in tronco. Eccoli i migliaia di posti di lavoro promessi dal progetto GAP: numero di ore elevato, sottopagati e temporanei, poiché finiti i lavori di costruzione della diga questi uomini verranno licenziati, al massimo ci sarà bisogno di un paio di ingegneri, manutentori e custodi. Queste persone probabilmente non sceglieranno di vivere nella nuova Ilisu, a qualche centinaio di metri dalla diga, senza più pascoli per le loro greggi né campi, l’unica via possibile è migrare in città, esilio lo chiamano.

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Posted in: Hasankeyf