Donne si incontrano in Mesopotamia: VIA!

Posted on September 27, 2011

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Primi appunti dal campo.

16 settembre

İncontro alla Bağlar Kadın Kooperatifi – Cooperativa delle donne di Bağlar dopo la prima notte in famiglia. Chi ha dormito nel cuore pulsante di Diyarbakır, entro le mura basaltiche vicino alla Porta di Mardin comunicando attraverso il dizionario kurdo tascabile; chi e’ andato a Cezaevi, il quartiere della prigione, in una famiglia affollatissima “conversando” per qualche ora in una lingua nuova.

Le famiglie - Mardin Kapı

Giamila

Momento iniziale di presentazione dove Yeliz e Derya le due coordinatrici ci raccontano come si é creata la cooperativa, gli obiettivi di missione, i progetti che stanno portando avanti. Ci si confronta sulle problematiche delle donne e ragazze nel Kurdistan di oggi e in Turchia: il sistema e la cultura patriarcale, maschilista, feudale che permane ancora in molte aree mantengono intatto il rapporto di sottomissione e assoggettamento della donna all’uomo, le donne spesso non vengono viste come esseri umani con un proprio pensiero, volonta’, bisogni, desideri ma individui che vivono al servizio dell’uomo. L’obiettivo primo della cooperativa é la partecipazione più attiva ed efficace della donna nella vita economica, sociale e culturale, la presa di coscienza delle donne del loro valore, dei loro diritti e poteri. Per fare questo il settore di intervento scelto é quello economico: l’indipendenza economica come primo passo verso un’emancipazione e indipenzenza piu ampia. Allo stesso tempo puntano a far diventare la cooperativa un luogo di incontro e confronto per le donne del quartiere, un posto tutto loro dove incontrarsi, ritrovarsi, imparare, insegnare, piangere, ridere, crescere, un luogo protetto all’interno di una societa’ che non prevede l’esistenza di luoghi pubblici frequentati da donne.

Anche le ragazze venute dall’İtalia si presentano: Bianca e Natascia lavorano come volontarie a Senza Confine, un’associazione che si occupa di sostegno agli immigrati (soprattutto kurdi data la presenza di un centro di accoglienza kurdo nei pressi) e organizzano alcune attivita’ nel centro kurdo (corso di italiano, etc…); Cinzia lavora nelle scuole con i bambini su progetti legati a varie tematiche come la discriminazione razziale… ed ha lavorato in progetti di teatro-reportaj con kurdi e immigrati con esperienze di conflitti;  Roberta ha cominciato ora un’esperienza all’associazione Un Ponte Per… e Moira é sarta attiva nel settore della moda etica.

Il gruppo é formato.

Visita al TUHAD DER – Associazione di solidarieta’ alle famiglie dei prigionieri. İncontriamo il presidente della sede di Diyarbakır Yürek e alcune donne, madri di prigionieri.

Lo scopo dell’associazione é fornire assistenza alle famiglie dei prigionieri politici e ai prigionieri stessi attraverso campagne di sensibilizzazione e dimostrazioni. Una delle problematiche principali ci racconta Yürek consiste nell’assenza o in una non idonea assistenza medica ai prigionieri in gravi condizioni di salute. Da una ricerca fatta nell’ultimo mese dall’IHD (Associazione per i dirittti umani) sono circa 270 gli ammalati di cancro, 17 hanno problemi di cuore e 6 sono feriti gravi. “Nelle prigioni non vengono assistiti, anche se la prognosi del medico prevede cure immediate queste non vengono seguite”. Vengono lasciati morire.

Si parla poi di esilio: i prigionieri vengono spostati in prigioni lontane sul Mare Nero o verso Edirne (al confine con la Grecia) dove, Yürek ci spiega, le condizioni sono peggiori di quelle delle prigioni nel sud-est.“Questo é un metodo utilizzato dal sistema per rompere/tranciare i legami con i famigliari e il mondo di appartenenza. İ prigionieri hanno la possibilita’ di fare una chiamata di 10 minuti alla settimana ma ogni scusa é buona per multare i prigionieri e togliergli anche questo diritto, se poi sono cosi’ lontani la famiglia non puo’ permettersi di andare a visitarli spesso come invece avrebbe fatto se fossero stati a Diyarbakır. Sono tutti piccoli escamotage per alienarli, lasciarli soli senza contatti con il mondo reale, il mondo amico”. Natascia chiede se esistono ancora situazioni di tortura, se c’é stato un miglioramento negli ultimi anni. “La tortura quella ‘dura’ come negli anni’90 non c’é piu’, ora attuano una tortura psicologica, piu’ subdola e sottile, meno visibile sui corpi ma altrettanto distruttiva. Attraverso multe e limitazioni possono isolare il prigioniero per mesi, impedendogli ogni contatto con l’esterno, possono impedirgli di uscire dalla cella, fargli patire il freddo, dargli da mangiare cibo che non si puo’ chiamare tale. Tutte limitazioni che sommate possono far impazzire un uomo”.

Ci racconta della sua esperienza personale, degli innumerevoli processi a suo carico solo per aver partecipato a manifestazioni, di figli in carcere, di un ragazzo che solo per aver avuto in mano una bottiglia di plastica ad una dimostrazione é in prigione accusato di aver avuto l’intenzione di lanciare una molotov (l’intenzione!).

Dopo aver ascoltato tutto cio’ed aver costruito nella mia testa una prigione, immaginato celle buie e fredde, piccoli micro-mondi ermetici senza ossigeno ma violazioni, Yürek ci guarda, sorride e dice parole come dialogo, resistenza, liberta’, speranza.

Visita al Centro informativo delle donne Ceren.

Al Centro Ceren

Il centro ha sede in un ampio edificio a due piani costruito in legno dove hanno sede l’associazione Ceren che si occupa in particolare di educazione e il centro “informativo” vero e proprio che fa’ orientamento e attivita’ di sostegno psicologico e legale. L’associazione propone corsi di inglese, informatica, di lingua kurda per ragazze in eta’ scolare e donne di tutte le eta’. I corsi sono della durata di tre mesi e sono fruiti da circa 200 donne per ciclo. Attuano poi dei seminari sulla salute e igiene, sulla tematica di genere, su ambiente e sviluppo sostenibile e ogni due settimane c’é la visione di un film. Dispongono di una biblioteca, un’aula computer, sale studio e un cinema/sala conferenza molto bello.

A fianco nel parco é stata creata una locanda (in totale sono sei in tutta la regione) dove vi lavorano donne (ma non solo, i camerieri erano infatti quasi tutti ragazzi giovani) e i cui proventi vanno a sostenere le attivita’ e i progetti del centro. La donna che coordina l’associazione ha occhi di fuoco e di terra, emana forza e resistenza, determinazione ma anche rabbia.

17 settembre

Centro culturale del Tigri e dell’Eufrate.

C’e’ grande confusione oggi, il centro é molto affollato, bambini e ragazzi che partecipano a corsi di danza, musica e teatro. (Un insegnante di teatro ci racconta del progetto ora in corso: “Noi e Loro” un lavoro teatrale che cerca di analizzare il rapporto tra kurdı e turchi mettendo in scena la storia di un polizziotto turco che é testimone di violenze e infrazioni dei diritti base, fa un lungo sogno, pensieri, per poi rigettare il suo lavoro e quello che rappresenta).

Conosciamo Farqin, assistiamo alle danze dei bambini e ad un breve concerto di alcuni ragazzi del centro.

Accademia delle donne. Locata in una delle antiche case in pietra bicolore bianca e nera di Diyarbakır. Si entra per una piccola porticina in ferro che apre in un ampia corte con due patii su due lati. Abbiamo preparato una sorta di colazione pranzo: pomodori, cetrioli, olive e formaggio, e pranzato assieme alle donne che coordinano questo istituto. L’accademia é stata aperta da circa un anno e mezzo. Le sue attivita’ si dividono in attivita’ teorica di studio e ricerca (questionari, rilevazioni, studi) e progetti pratici: lavoro nelle strade con le donne di quartiere con l’obiettivo di porsi come punto di riferimento e luogo di ascolto-confronto-crescita. Le sale dell’accademia vengono messe a disposizione per qualsiasi attivita’ di studio e discussione da parte di ragazze e donne (le giovani si trovano qui per preparare lezioni, esami, fare ricerche e discutere di libri); vengono proposti dei seminari di una o due settimane su temi quali la storia della donna, la discriminazione di genere, i ruoli e la diseguaglianza tra uomo e donna, ecologia ed ambiente.

Casa dei Deng Bej, i cantori kurdi, strumento primo della trasmissione della cultura e lingua kurda attraverso i poemi, leggende, storie di amore e guerra che portano fino a noi i colori e suoni della vita kurda.

Cinque Deng Bej si sono alternati nel farci ascoltare parti di Klam (canzone/poema cantato).

 18 settembre

Gita ad Hasankeyf.

Arrivo in Hasankeyf

Hasankeyf - Letti sui tetti

La camera giardino

20 settembre

Nell’atelie tessile

Donne al lavoro

Prove

Ecco alcune foto scattate da Tommaso:

http://www.flickr.com/photos/tacvitali/sets/72157627719370559/

26 settembre

 Monastero di Mor Gabriel – San Gabriele. Fortezza solitaria sulla collina. Le nuvole gonfie e nere alle spalle, andiamo a sud-est. Tempo fermo, in attesa,  é quel momento particolare appena prima che cominci la pioggia. Ci accoglie un uomo alto, con grandi spalle, viso aperto come una piazza, pelle e cappelli chiari, parla curdo, poi turco, in maniera chiara, scandisce lentamente le parole come se le costruisse una ad una, si fa’ ascoltare.

Il monastero é stato costruito da Mor Samuel e Mor Simon nel 397 d.c. ed é ıl piu grande e antico monastero siriaco in attivita’ del mondo. E’ la casa di circa 60 persone di etnia Suryani tra cui 14 monaci, alcuni lavoranti e 25 studenti. “Attenzione a non intendere i Suryani (in italiano Siriaci) come una comunita’ religiosa, noi Suryani siamo un popolo, un’etnia distinta con una nostra lingua: il siriaco”. I Suryani sono un popolo nato e vissuto nell’alta Mesopotamia, la regione di Turabdin dove ci troviamo é la loro terra d’origine, la lingua siriaca é un dialetto (una variante) dell’aramaico, e sono di culto cristiano ortodosso. Il monastero é il luogo sacro piu’ importante della comunita’ nel mondo.

“Una volta i siriaci costituivano l’85 per cento della popolazione della regione, ora siamo lo 0,01 per cento. Malatya era la citta’ piu’ popolosa, ora li non vive piu’ nessun Suryani”. Racconta che le politiche di repressione statale verso la comunita’ cristiana e i diversi gruppi etnici e religiosi presenti in Mesopotamia sono implementate con forza ancora oggi, non sono i kurdi i soli ad essere obiettivo del grande piano di creazione di uno stato monoidentitario, anche i Suryani non vengono ancora riconosciuti come minoranza esistente in Turchia e di conseguenza non hanno il diritto di insegnare la loro lingua e cultura. L’uomo tiene a sottolineare che loro si sentono cittadini della Repubblica Turca ed é in questa realta’ statale che vogliono vivere ma pretendono di essere riconosciuti per cio’ che sono e si sentono: Siriaci di credo cristiano ortodosso.

Negli ultimi cinque anni molti Suryani hanno deciso di tornare in patria dall’Europa, in questo periodo sono state costruite circa 200 case e restaurate 50 chiese nei villaggi dei dintorni. Lo stato ha aperto un caso contro il monastero su alcuni terreni adiacenti ad esso nel tentativo di confiscare la terra e nel gennaio 2011 la Corte Suprema Turca ha ‘consegnato’ parti importanti di questi terreni (terreni che il monastero possedeva da secoli e per i quali ha da sempre pagato le tasse) al Tesoro statale perche’ di appartenenza dello stato. Come mai lo stato se n’é accorto solo ora? Questo atto non sembra altro che parte di una strategia per dissuadere i Suryani dal tornare a casa e per fare pressioni sulla comunita’ locale. Lo stato turco pare aver ancora paura della molteplicita’ di credo, razze e culture che abitano il suo territorio, il sacro principio della indivisibilita’ dello stato e integrita’ della nazione turca é ancora la linea-guida della politica turca.

Le mura di pietra chiara del monastero racchiudono una comunita’ che lotta  per mantenere viva la propria cultura, un micro-mondo dove i Suryani possono parlare e insegnare la loro lingua madre (che sta per andare perduta), dove celebrano i loro riti e vivono secondo propri principi.

Per quanto ancora lo stato turco percepira’ la pluralita’ di comunita’ etniche, religiose e culturali come una minaccia anziche’come una ricchezza da coltivare?

(per maggiori informazioni vedi il sito del monastero http://morgabriel.org/history.html)

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