Nel giardino segreto

Posted on August 24, 2011

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Camminiamo lungo le rive del Tigri, controcorrente. Sotto il grande ponte alcuni ragazzi fanno gare di tuffi. Il sole è già alto nel cielo, i raggi riflessi sulle alte pareti di roccia bianca abbagliano. E’ arrivata l’estate cocente, d’un tratto. All’ombra dell’unico gruppo di alberi sosta il gregge di pecore e capre del paese. Un giovane pastore, un ragazzo smilzo di poco più di diciotto anni, stringe il bastone come fosse uno scettro, unico uomo in un reame di donne. E’ l’ora della mungitura: donne e ragazze di ogni età accovacciate dietro ai propri animali strizzano il latte in secchielli di latta. Una di loro ci invita a provare…

Insiste per portarci a casa sua, poco distante, e mostrarci un luogo. Così, seduti sulla terra arida nel profondo del frutteto di albicocchi chiacchieriamo.

 Hatice , 18 anni, nata ad Hasankeyf, nella parte del paese locata sulla sponda sinistra del fiume, villaggio di Kurî.

 Come vivete qui al paese? Qual’è l’attività principale?

 L’attività principale è l’allevamento. Possediamo 12 capi tra pecore e capre, con il latte produciamo yogurt e formaggio. Ci facciamo il pane (tenur o tandur, il grosso cerchio di pane cotto sulle pareti dei cilindrici forni a legna ndr) e abbiamo un orto dove coltiviamo qualche ortaggio tra cui pomodori, cetrioli, cipolle, melanzane, peperoni, aglio. İl giardino di albicocchi a causa della grandine quest’anno non ha dato frutti e tutti gli sforzi, il lavoro e l’acqua che gli abbiamo dato sono andati in fumo purtroppo.

 Di solito vendete la frutta e la verdura dei vostri orti?

 No, quello che produciamo è per noi. Una parte la consumiamo e la offriamo agli ospiti, la regaliamo, con le albicocche facciamo marmellata e le secchiamo per l’inverno ed anche le verdure secchiamo al sole così che si mantengano per i mesi invernali.

Gli animali che abbiamo ci bastano per vivere, poi a volte ne vendiamo qualcuno. Per le spese extra come i vestiti (uno nuovo all’anno lo prendo) me li manda mia sorella più grande che si è sposata e vive a Batman; le mie due sorelle più piccole vanno a scuola ed è la scuola che da loro i vestiti, quaderni e penne.

Mio padre e mio fratello hanno lavorato per un mese nella Nuova Hasankeyf (l’insediamento in costruzione dove verranno evacuati gli abitanti di Hasankeyf e dei vicini villaggi quando il lago artificiale sommergerà l’area ndr) ma non andavano d’accordo con i colleghi ed hanno abbandonato. Ora mio padre lavora perla Kazı Evi(letteralmente Casa degli Scavi ndr) alla fortezza di Hasankeyf.

  Tuo padre lavorava nel cantiere della Nuova Hasankeyf? Come, non siete contro la costruzione della diga che sommergerà il vostro villaggio?

 La diga non la vogliamo, non vogliamo spostarci di qui. Ma qui non c’è lavoro, non si può fare nient’altro quindi sono costretti ad andarci. E ora comunque non ci lavorano più.

Il cantiere della Nuova Hasankeyf è proprio qui sopra. Vogliono fare quattro grandi quartieri, costruire la Konak Evi(villa, luogo dove alloggiare gli ospiti della municipalità ndr) e grandi case con tutti i comfort. Dovrebbe essere bello e chi vuole potrà spostarsi nelle nuove abitazioni (al momento dell’intervista sono state costruite solo le strade del paese: super-strade di 7-8 metri di larghezza che coprono una superficie molto ampia. Ad Hasankeyf abitano circa 3.000 persone ma il progetto della nuova città prevede di ospitarne 30.000. Non vogliono ri-costruire un paese, ri-creare una simil Hasankeyf dove tutti possano continuare le loro normali attività, vogliono costruire una città moderna non capendo, o al contrario consapevoli, di distruggere lo stile di vita/modo di sopravvivenza locale ndr).

Nella nuova città però saremo costretti a vendere gli animali agli altri villaggi perché li non ci possono stare, non c’è spazio per loro in città.

 Come farete visto che l’allevamento è l’attività primaria che vi permette di sopravvivere?

 Non lo so.

 (Nella Nuova İlisu [il nuovo centro costruito appena fuori dal cantiere di costruzione della diga dove gli abitanti di Ilisu, quella vera, sono stati forzatamente trapiantati] gli uomini lavorano tutti al cantiere, mentre le donne disperate ricordano la vita serena nel vecchio villaggio. Uno spostamento di qualche chilometro che cambia/sconvolge la vita: tutti gli animali sono stati venduti ai villaggi vicini perché non c’è posto per loro a causa della struttura delle case e della nuova città, tutto attorno non ci sono più pascoli, è tutto cantiere. Una ragazza vuole parlare: “Siamo costretti a comperare tutto: il formaggio, lo yogurt, che prima producevamo da noi. E’dura. E poi queste case che sembrano così belle, come delle ville, sono costruite con materiali scadenti, chi vuole ripararle e fare le cose fatte bene deve spendere almeno 20.000 lire [circa 10.000 euro]; quando piove l’acqua penetra nei muri e il materiale cola tutto. Ho un messaggio per gli abitanti di Hasankeyf: ‘Non spostatevi, non accettate che vi comprino con belle case e promesse di una vita piena di comfort, lottate per rimanere dove siete, per rimanere a casa vostra’. Intervista registrata nell’aprile 2011 ndr)

 Hai detto “chi vuole potrà spostarsi”. Se l’acqua arriva tutta la popolazione sarà costretta ad andarsene, anche voi dovrete lasciare casa vostra.

 Sì è vero. Ma dicono che la diga non la faranno mai, che non verrà mai portata a termine.

 (Si parla di questo progetto da circa 60 anni: il primo piano di costruzione risale agli anni ’50, poi il progetto fu accantonato, ripreso, di nuovo interrotto dalla perdita dei finanziamenti, ripreso e ora supportato energicamente dal governo AKP. Gli abitanti di Hasankeyf sono nati e cresciuti sentendo parlare della fantomatica diga di Ilisu, hanno trascorso un’esistenza all’ombra della diga e del lago artificiale sotto le cui acque andrebbe a ‘svanire’ casa loro. Ciò ha condotto, da una parte alla perdita di senso dell’intero progetto e all’incredulità che verrà mai concluso, dall’altro ad una passività diffusa della popolazione che rinuncia a combattere per fermarne la costruzione ndr).

 Tu cosa fai? Studi? Lavori?

 Ho frequentato la scuola fino all’ottava (terza media ndr). I miei genitori non mi hanno mandato al liceo. Le ragazze di solito non proseguono gli studi. Rimango a casa. Senza di me la casa non ‘va avanti’.

 Quanti siete in famiglia?

 Otto figli, due ragazzi sposati e sei femmine due delle quali sposate, quindi a casa siamo in quattro con mio padre e mia madre sei. Io sono la figlia più grande in casa. Mi occupo della mungitura con mia madre, preparo io il formaggio, cucino, lavo i piatti e tengo in ordine la  casa mentre mia madre si occupa di preparare il pane. Un giorno sono stata a Batman (citta capoluogo di provincia a circa 35 chilometri ndr) con mia sorella e qualche amica, solo per qualche ora, mio padre avrà chiamato settanta volte per sapere quando tornavo: ‘La casa senza di te è nel disordine completo, vengono gli ospiti e nessuno se ne occupa, e le tue sorelle? E chi prepara da mangiare? Tua madre si è persino dimenticata come si fa’.

 Quindi sei tu la donna di casa . Come sono le tue giornate?

 Mi alzo la mattina verso le sette. Le mie sorelle vanno a scuola ed io faccio le pulizie di casa, poi si va a mungere. La mungitura è due volte al giorno: al mattino verso le dieci e poi di nuovo alla sera verso le cinque. Ora per esempio ho raccolto due secchielli di latte e preparo il formaggio che mangeremo poi in inverno. Preparo da mangiare per la cena. Tutto il giorno c’è qualcosa da fare, arrivo a sera che svengo sul letto.

Poi quando mi stufo vado da una mia amica che abita nella casa di là della strada, mia madre però non vuole, ha paura dei pettegolezzi della gente. Mi dice: ‘Sei vai troppp spesso chissà cosa penseranno i vicini, dicono che vai apposta per vedere il fratello…’. Qui non puoi muoverti liberamente. Tutti parlano, pensano e parlano male, fanno pettegolezzi. Pensa che sono persino arrivati a dire a mio padre che mi fermo troppo in strada per vedere e parlare con gli operai che salgono al lavoro al cantiere della Nuova Hasankeyf. E quelli che parlano non sono estranei, sono parenti, nel villaggio siamo tutti parenti. Guardate, le tre case che ci circondano sono dei tre fratelli di mio padre.

 Non sei libera di muoverti ed avere delle amicizie…

 Pensa che vivo ad Hasankeyf da quando sono nata e non ho mai visitato la fortezza (il sito archeologico di Hasankeyf al di là del fiume ndr), non sono mai stata alle Cascate (piccole cascatelle a una quindicina di minuti a piedi dal centro di Hasankeyf dove si ha un panorama stupendo sulla città ndr). Mio padre non mi lascia, la gente mormora, pensa male. Sono andata qualche volta ad Hasankeyf (ne parla come se fosse un’altra città e non il centro a poche centinaia di metri a cui appartiene anche il suo villaggio, sembra parli di un luogo lontano, difficile da raggiungere ndr) ma subito la gente si è fatta sentire con mio padre: ‘Cosa ci faceva tua figlia in centro? Come mai la lasci passeggiare così liberamente?’ Qui non è normale che una ragazza faccia due passi. Con la scuola dovevamo fare una gita nella valle dietro al castello di Hasankeyf, mi ero preparata tutta la settimana, avevo risparmiato anche un po’ di soldi da spendere al mercato, ero eccitatissima. Poi mio padre mi disse: ‘Non ti vergogni alla tua età (avevo 13  anni) perdere tempo, andare a passeggiare’. Così non mi ci ha mandata. Ho pianto per una settimana.

 E i rapporti tra ragazzi e ragazze come sono? Avete/trovate modi per trovarvi, per parlare ?

Qui, in un paese, ragazzi e ragazze non possono avere troppi contatti. La mia famiglia non accetterebbe mai che io mi veda con qualcuno. Non posso nemmeno salutare un ragazzo (che conosco) se lo incontro per strada: è peccato! Non esiste la possibilità di incontrarsi per un tè o una passeggiata. Alcune mie amiche si incontrano di nascosto oppure si sentono per telefono o messaggi, per questo tra noi ragazze spesso i telefoni sono vietati. Se ti vedi con un ragazzo immediatamente pensano che ci devi aver fatto qualcosa, per esempio di voi due crederanno che siete fidanzati ora perché non c’è altra spiegazione al vostro stare insieme.

 E come si fa ad innamorarsi se non ci si può parlare tra uomo e donna?

 Amore…  Amore è una parola utilizzata troppo spesso. Per me l’amore è quello verso mia madre per cui porto molto rispetto e non farei mai nulla che possa ferirla.

Nelle relazioni la mia famiglia è un po’ fredda: mio padre e mia madre mi chiamano per nome, Hatice, mia madre non mi ha mai abbracciato, non mi ha mai detto ti voglio bene o un ‘brava’.

Ora immediatamente i ragazzi dicono ti amo ma si sbagliano, quello che provano è piacere (utilizza i verbi hoşlanmak, beğenmek ndr), per innamorarsi deve passare del tempo.  

Io voglio sposarmi. Nel momento in cui troverò la persona che mi piace mi sposerò. A volte però penso che se continuo ad avere questa testa, a non fidarmi di nessuno, invecchierò qui in questa casa. Sono venuti per chiedermi in moglie ma ho sempre rifiutato e mio padre ha accettato le mie scelte. A volte mi dico che forse dovrei sposarmi con qualcuno che non conosco affatto. I rapporti, i matrimoni nati con ‘l’amore’ finiscono quasi sempre, mentre con un estraneo, conoscendoci pian piano, vivendo e crescendo insieme, forse imparerei ad amarlo e saremo felici.

 Sei felice qui?

 Sì.Vivo in un posto bellissimo, in un paradiso. Mi piace prendermi cura degli animali, stare nel mio giardino di albicocchi a pensare e raccogliere albicocche, qui posso sognare, viaggiare. Sto bene qui. Però mi sento sfortunata per i rapporti freddi che ho con la mia famiglia e la gente intorno che vede il male e il peccato dappertutto. Parlano parlano parlano. E’causa loro se non posso uscire. Mia madre si fida di me ma per i pettegolezzi e le voci di paese non mi permette di muovermi (I pensieri maligni/ retrogradi/ iper-conservatori della gente formano le sbarre di ferro di una prigione invisibile ma che esiste ndr).

 Qual è il tuo più grande sogno?                       

 Non so… (Abbassa la testa, gioca con le mani ammiccando un timido sorriso ) Non ci ho mai pensato. Cosa mi piace? Beh, a me piacciono gli animali, mi piace ciò che faccio. Ah! Quando arrivano i turisti mi diverto moltissimo, fin da piccola ero tra quei bambini che rincorrevano i turisti per raccontare loro la storia di Hasankeyf. Li invidio perché possono girare liberamente e scattare foto. Ecco, vorrei poter passeggiare libera, girare, fotografare.

E poi vorrei avere una di quelle belle e ampie case che ci sono a Batman, mi divertirei a fare le pulizie, occuparmi della casa, decorarla, farla bella e accogliente.

 L’urlo della madre taglia l’aria, si infila tra i rami degli alberi e ci riporta al presente. Siamo invitati a pranzo.

3 giugno 2011

 Frammenti di una chiacchierata tra Hatice Topkan, Kelvin Andrea Sawyerr e Carlotta Grisi.

Fotografie di Kelvin Andrea Sawyerr

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