‘CHIACCHIERE’ TRA DONNE AL BDP

Posted on June 17, 2011

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Intervista a Nürsel Aydoğan candidata indipendente del Blocco Lavoro Democrazia e Libertà e Fatma Kurtulan parlamentare del partito kurdo alla fine del suo mandato

Raccontateci brevemente quando siete nate, dove, i vostri studi e quando avete iniziato a fare attività politica.

Nursel Aydoğan

Aydoğan: Sono nata nel 1958 a Bursa. Sono turca. Ho frequentato l’università Hacettepe dove mi sono laureata in ingegneria alimentare. Ho iniziato l’attività politica nel periodo universitario verso la fine degli anni ‘70, facevo parte di alcuni gruppi della sinistra socialista turca. Qui sono entrata in contatto per la prima volta con attivisti Curdi e ho cominciato a conoscere più da vicino la condizione economica, sociale e politica delle regioni del Sud-est turco e la lotta del popolo curdo. Ci sono circa tra i 18 e i 20 milioni di curdi in Turchia (quasi un quinto della popolazione ndr) i quali non sono accettati e rispettati come individui portatori di un’identità diversa; questa guerra tra Curdi e stato turco non ha leso e non lede solo la popolazione nel Sud-est ma tutta quanta la Turchia. Ho sentito la necessità di prendere parte a questa lotta per l’uguaglianza e la giustizia, per una Turchia democratica e socialista.

Dopo il colpo di stato militare nel 1980 tutti i partiti e gruppi di sinistra vicini ad idee socialiste vennero sciolti, eliminati, ed i loro membri imprigionati o scappati in esilio. In Turchia abbiamo quindi per tutti gli anni ’80 un ‘vuoto a sinistra’ nella sfera politica. Solo con il consolidarsi del partito legale curdo (di cui sono entrata a far parte) le idee socialiste tornano nell’arena politica.

Fatma Kurtulan

Kurtulan: Sono nata a Maraş nel 1974. Ero presidente della sezione femminile dell’HADEP (Partito della Democrazia del Popolo, partito curdo successore di HEP e DEP ndr); poi nel 2007 sono stata eletta come parlamentare del gruppo degli indipendenti per il DTP (Partito della Società Democratica chiuso dalla Corte Costituzionale nel dicembre 2009 e sostituito dal BDP, Partito della Pace e della Democrazia ndr) nel distretto di Van e sono ora alla fine del mio mandato. Mio marito è un membro del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan); per questo motivo ho incontrato molti ostacoli e subito forti pressioni da parte dei parlamentari degli altri gruppi politici e dello stato stesso nel portare avanti la mia attività politica. E’ stata molto dura ma ho resistito (nel novembre 2007 dopo aver visitato l’Iraq con altri due membri del DTP per ottenere il rilascio di otto soldati turchi nelle mani del PKK il Pubblico Ministero turco richiese al Parlamento turco la rimozione dell’immunità parlamentare di tutti e tre ndr).

E’ difficile essere donna nell’arena pubblica? Com’è la situazione della donna nella sfera pubblica e politica in Turchia e nel Kurdistan turco? Il BDP supporta questo processo di entrata della donna nel ‘Pubblico’?

Aydoğan: Nell’ultimo periodo vi è un diffuso e crescente associazionismo femminile soprattutto nelle province curde. Noi come partito curdo abbiamo istituito una sezione femminile all’interno della struttura del partito fin dalla sua creazione; dal 2005 con la nascita del nuovo partito DTP alle sezioni si sono accostati i Parlamenti femminili (Meclis) come piattaforma di discussione e lavoro per le donne ed è stata inserita la regola del 40 per cento di quote rosa. Siamo il partito con l’adesione femminile più alta in Turchia. Le donne curde sono molto più attive nella sfera politica di quanto non lo siano le donne turche. Queste non entrano in politica, il loro associazionismo è più legato alla sfera civile e sociale, lasciano la politica in mano agli uomini.

Kurtulan: Il BDP è un partito ‘a due teste’: i segretari sono sempre due (eş Başkanı) un uomo ed una donna ed abbiamo il 40 per cento di quote rosa.  Il BDP è l’unico tra i partiti che protegge queste istituzioni nella carta del partito. L’importanza data alla partecipazione femminile è visibile anche nei numeri. Faccio un esempio: su un totale di 18 sindaci donna in Turchia 14 sono legati al BDP, e nel nostro gruppo parlamentare le donne sono 8 su 20 membri totali. Dopo il bando dall’attività politica di Aysel Tuğluk, co-presidente del DTP, nel dicembre 2009 le sette donne rimaste, tra cui ci sono anch’io, hanno proposto la creazione di una Commissione per l’Uguaglianza tra uomo e donna; dopo molti tentativi l’AKP ha accettato di istituire una commissione chiamandola però Commissione della possibilità per l’uguaglianza (Firsat komisyonu)… Erdoğan e l’AKP stanno avendo una forte influenza negativa sulla visione della donna in Turchia. Tracciano un’immagine di donna come moglie, devota al marito, pronta a servirlo, di donna come madre (Erdoğan specifica persino la quantità dei figli: tre); la relegano in casa togliendole ogni diritto ad essere un soggetto con una esistenza propria e pensieri, bisogni e sogni privati, una persona indipendente e capace e con il diritto di essere un attore importante nella sfera sia privata che pubblica. L’AKP si fa (ri-)creatore e sostenitore di una mentalità tipica della società patriarcale tradizionale dove l’uomo ha il potere di decidere del destino della ‘sua’ donna. La donna non viene protetta, non è posta sullo stesso piano dell’uomo, non ha lo ‘stesso valore’, l’uomo può amarla e picchiarla (hem döver hem sever).

(Anche la Kurtulan fa notare la scarsissima presenza delle donne turche in politica rispetto all’ampia partecipazione e attivismo delle donne kurde ndr) Le donne turche sono molto divise, nel senso che esiste una frammentazione molto forte di organizzazioni, associazioni, cooperative di donne, e non sono attive nella sfera politica. I parlamentari sono uomini! (La Kurtulan per definire la preminenza dell’uomo in politica utilizza il termine egemenlik che significa sovranità, dominanza; dominanza che permane tale secondo lei non solo per un retaggio culturale ma anche perchè le donne turche non sembrano opporsi con decisione a questa ‘sovranità’ ma sostanzialmente “lasciano che gli uomini si occupino di politica”. Al contrario afferma il grande valore che il partito kurdo da all’attivismo politico femminile ndr.) E’grazie all’importanza data dal BDP alla presenza femminile attiva tra le sue file che alle donne si è aperta la porta della sfera politica. Il BDP con la sua politica ha influenzato anche gli altri partiti del sistema. L’AKP infatti in queste elezioni 2011 ha proposto la candidatura di molte donne aumentando notevolmente la ‘quota rosa’ del suo partito.

(Una delle ragioni di questa differenza tra donne turche e kurde va cercata nel legame tra emancipazione femminile e lotta del popolo kurdo. Aydoğan e Kurtulan sottolineano la presenza di due ‘questioni’: la questione femminile e la Questione Kurda la cui risoluzione è sentita come strettamente connessa. L’importanza della partecipazione della donna nella sfera pubblica è stata sollevata da Öcalan all’inizio della lotta di liberazione nazionale del popolo kurdo, da allora le donne (non solo loro) hanno lottato per vedersi riconosciute diritti e libertà fondamentali sia come kurde (portatrici di un’identità etnica, culturale e linguistica diversa) che come donne (assoggettate alla società feudale patriarcale tradizionale). Portano avanti unitamente la lotta per libertà, uguaglianza, autonomia contro due nemici: lo stato nazionalista turco e la società feudale/patriarcale/maschilista.)

– Esistono legami tra associazioni di donne della società civile turca e kurda? Avete provato/ vi interessa creare dei rapporti con loro?

Kurtulan: Si c’è dialogo e collaborazione tra di noi anche se non così forti e continuativi  Quest’anno per esempio abbiamo festeggiato l’otto marzo, la festa della donna, momento molto importante per noi donne di Turchia organizzando le dimostrazioni di piazza e attività insieme. (Probabilmente proprio per questo legame indissolubile tra emancipazione femminile e Questione kurda è difficile trovare un punto di contatto con le donne turche che sono per la grande maggioranza lontane/indifferenti alla ‘dimensione kurda’ di una lotta che per loro è ‘di genere’ ndr.)

– Parliamo ora delle elezioni di domani. Da chi sarà composto il parlamento? Come saranno distribuiti i seggi? Ci sono gìà alleanze inter-partitiche?

 Aydoğan: Senza dubbio l’AKP vincerà le elezioni. La domanda vera è come le vincerà, quanti seggi riuscirà ad ottenere. Durante la sua campagna elettorale l’AKP ha utilizzato toni nazionalistici con l’obiettivo di erodere il supporto del MHP e far confluire i voti della destra nazionalista verso l’AKP (il MHP, Partito del Movimento Nazionalista, è il partito ultra-nazionalista di destra divenuto il terzo gruppo politico in parlamento nelle elezioni nazionali del 2007 con il 14,29 per cento dei voti ndr). Per di più se il MHP non raggiunge la soglia del 10 per cento (soglia di sbarramento per entrare in parlamento; la soglia più alta del mondo ndr) e non riesce ad entrare in parlamento i seggi che teoricamente gli spetterebbero verranno redistribuiti tra gli altri partiti apportando un grande vantaggio ad Erdoğan.

L’AKP non è un partito ideologico, intendo dire che non supporta un’ideologia definita con dei valori, non supporta un progetto chiaro per la costruzione di un nuovo sistema economico, politico e sociale. L’AKP attua una politica day by day che può cambiare continuamente (ed effettivamente cambia spesso se non nei fatti nella retorica ndr.) quindi non è ben chiaro né che tipo di Turchia voglia (ri-)costruire né con chi voglia/possa cercare alleanze (con gli ultra-nazionalisti del MHP o con il blocco degli Indipendenti? ndr)

Grazie al cambio della leadership del CHP (Deniz Baykal leader del CHP, Partito Repubblicano del Popolo, dal 1992 è stato sostituito da Kemal Kiliçdaroğlu, alevita nato nella provincia di Tunceli [Dersim] il 10 maggio 2010[1] ndr) c’è stato un lieve avvicinamento tra il partito e il BDP ma per ora niente che assomigli ad un’alleanza. Vediamo quali saranno le sue mosse.

Se otterrete un buon risultato quale sarà il vostro piano di azione? I primi progetti su cui lavorerete? 

Aydoğan: L’obiettivo primario del Blocco Lavoro Democrazia e Libertà è la redazione di una nuova costituzione civile, crediamo nella risoluzione costituzionale della Questione Kurda. Quindi non il 13 giugno ma immediatamente il 12 sera cominceremo a lavorare per cercare di intessere fin da subito relazioni positive con il partito che uscirà vincitore dalla tornata elettorale, chiunque esso sia, e trovare un accordo anche con gli altri gruppi parlamentari per la redazione di una nuova costituzione, punto di partenza per una soluzione democratica della Questione Kurda . Ci sono 3 giorni di tempo quindi non possiamo perdere tempo. Come immagino sappiate il 15 giugno se non ci saranno sviluppi e dimostrazione di una volontà seria da parte del nuovo governo alla risoluzione della QK  il PKK ritirerà il cessate il fuoco unilaterale (Öcalan ha anche affermato che il campo di guerra si trasferirà dalle montagne alle città[2] ndr).

Kurtulan: La risoluzione della Questione Kurda e di tutte le minoranze etniche, culturali, religiose e di genere presenti in Turchia è legata alla creazione di una nuova costituzione democratica grazie alla quale ognuno potrà vivere liberamente con la propria identità e il proprio ‘colore’. L’attuale carta costituzionale è un documento che descrive e protegge una Turchia mono-identitaria (abitata da Turchi intesi come etnicamente turchi e non cittadini di Turchia ndr) in cui si può parlare e utilizzare liberamente solo la lingua ufficiale, il turco (mentre il kurdo, lingua madre di circa 15-20 milioni di cittadini turchi, rimane vietato in  alcune aree quali il sistema educativo e la sfera politica salvo precisazioni ndr) e in cui non esiste autonomia locale ma tutte le decisioni vengono prese dallo stato centrale. E’ quindi necessario prima di tutto redigere una nuova costituzione con il consenso di tutte le parti, aprendo un dialogo con i rappresentanti di ogni segmento della società.

Come sono i rapporti tra i rappresentanti dei Kurdi e il governo AKP? In particolare come si sono evoluti ultimamente i rapporti tra Öcalan e il governo?

Aydoğan: Negli ultimi nove mesi ci sono stati contatti ed incontri costanti tra il governo e Öcalan. E’stato istituito un comitato/delegazione (utilizza il termine heyet ndr) incaricato di incontrare Öcalan regolarmente per discutere del processo di risoluzione democratica. L’AKP ha voluto sottolineare che tale corpo è una delegazione statale e non rappresentativa solo del governo. Öcalan è bendisposto a trattare con il governo e lo stato turco per prendere i provvedimenti necessari per ‘continuare’ il processo per una soluzione politica e democratica della Questione Kurda. Vedremo ora come si comporterà l’AKP.

L’AKP ha solo tre giorni di tempo dopo le elezioni. Cosa può fare concretamente in un lasso di tempo così breve?

 Kurtulan: L’AKP può innanzitutto fermare le operazioni militari e politiche che sono continuate nel corso dell’ultimo anno (nonostante l’ “Apertura Kurda” il progetto di risoluzione pacifica lanciato nell’estate del 2009 dall’AKP ndr) e che anzi sono diventate più violente e continue dopo il Newroz (il Nuovo Anno festeggiato dai Kurdi il 21 marzo è la celebrazione più importante dell’anno per il popolo kurdo ndr); può liberare i prigionieri politici i cui arresti sono aumentati notevolmente nell’ultimo periodo; può smettere di fare pressioni sulla società civile e politica kurda e mostrare una volontà seria di voler intraprendere un dialogo con i rappresentanti Kurdi. Questo può fare.

Interviste registrate l’11 giugno 2011 da Antonella Debiasi e Carlotta Grisi.


[2] “Öcalan: 15 is a deadline”, Firat News Agency, 16 aprile 2011, http://en.firatnews.com/index.php?rupel=article&nuceID=1941

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