Carovana mesopotamica 3

Posted on May 14, 2011

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Giorno 21   Kemaliye – Örtatepe Köyü                                                    30 aprile

 Sto per alcuni giorni ferma a Batman dove ‘lavoro’. Penso alla carovana. Mi manca il camminare, le colline erbose, di quel verde chiaro ma brillante dell’erba appena uscita dalla terra, che come un mare riempiono lo sguardo fino all’orizzonte; mi manca il trovarsi ogni sera in una nuova famiglia con una propria storia, abitudini, un proprio modo di cucinare il pane e servire il tè; mi manca il raccontare Hasankeyf, spiegare l’unicità di questo luogo, della Valle del Tigri. Guardo dalla finestra, è impossibile concentrarsi, il corpo si è abituato ad alzarsi al mattino e camminare, devo ripartire.

Sono di nuovo in strada con Ciwan e Kenan, due ragazzi di Diyarbakır conosciuti durante il cammino, che come me sentono il vuoto lasciato dalla carovana e vogliono essere partecipi, supportare il gruppo che gradualmente s’impoverisce, e che come me credono la Marcia sia davvero utile per far sapere cosa sta succedendo ai fiumi, alle valli, alle foreste in Turchia, per scrollare la gente e aprirle gli occhi, renderli partecipi dei motivi della nostra ‘lotta naturale’.  Prendiamo il pullman da Diyarbakır ad Elazığ, seguendo i tempi degli amici kurdi siamo in ritardo sulla tabella di marcia, da Elazığ l’unico dolmuş della giornata per Kemaliye è in partenza. Telefoniamo all’autista chiedendo di aspettarci: “Ci siamo quasi, solo cinque minuti, arriviamo.” Dopo svariate fermate per raccogliere e far scendere nuovi e vecchi passeggeri e un controllo di polizia, con i nostri quaranta minuti di ritardo riusciamo a salire sull’Unico pulmino. Cominciamo a salire, le colline prendono la forma di montagne, procediamo su una strada stretta,  saliamo e scendiamo attraversando valli e passi,  Sorpassiamo l’altissima Diga di Keban (Keban Barajı): un enorme corpo estraneo conficcato come un coltello nella pelle di roccia e terra del pianeta mondo. Distolgo lo sguardo.

 Kemaliye è un paese di circa 2.000 abitanti locato al confine sud della provincia di Erzincan. Il paesaggio è cambiato. Al posto delle distese dei campi di grano mesopotamici ecco montagne di roccia e valli rigogliose, abbandoniamo la pianura liscia, morbida coperta a scacchi verdi, gialli e rossi dei papaveri per inoltrarci in un paesaggio appuntito, pietre ruvide grigio-argentate, una natura nuova ma a me conosciuta, una vegetazione piu’ ricca che ha il profumo delle Alpi. Non è solo il paesaggio naturale, l’aspetto geografico, a modificarsi, anche gli abitanti di questi luoghi sono diversi: appuntiti  e freddi in superficie come la roccia delle loro montagne, chiusi e difficilmente penetrabili come le valli, timorosi e incerti davanti allo ‘straniero’. Superati i confini della calda, accogliente Mesopotamia, ci troviamo ora nell’Anatolia centrale.

 Il cammino. Scorgo la strada che si perde sulle montagne all’orizzonte, dobbiamo oltrepassarle! Gli amici di Kemaliye (sì, dopo aver indagato sul nostro conto e aver trascorso del tempo con noi, forse più per controllarci che per aiutarci, alcuni di loro si sono dimostrati disponibili e si sono uniti a noi) ci hanno preceduto in macchina, hanno acceso il fuoco in una sorta di stufetta-samovar  (strumento utilizzato per bollire il tè tipico dell’area caucasica e iraniana) e preparano çay bollente.

Montagne minerali, metalliche, dei colori del blu, del viola, del grigio. Ad attraversarle un’enorme auto-strada vuota. Stanno costruendo una nuova strada di collegamento tra la zona del Mar Nero e la regione del Sud-est per velocizzare la comunicazione tra Mar Nero e Mediterraneo (ora ci sono due strade esistenti che si dirigono a sud: la strada che passa per Sivas e quella di Dersim [Tunceli] lasciando completamente isolata la zona dove si trova Kemaliye). La costruzione di questa specie di superstrada comporta non solo l’alterazione del territorio causa l’abbattimento di alberi, gli scavi, i tunnel e  i lavori prolungati, ma incide direttamente sulle vite degli abitanti che ci vivono su quella parte di terra che diventerà strada. Il villaggio di Örtatepe non esiste più o meglio le case sono ancora in piedi ma vuote. Villaggio fantasma. La strada di cinque chilometri che collegava il paese alla via principale è stata chiusa causa lavori così i paesani si sono visti costretti a trasferirsi nei villaggi vicini o a Kemaliye, il centro dell’area. Unico superstite il ‘muhtar pazzo’ (muhtar è una figura istituzionale dipendente direttamente dallo stato che funge da sindaco del villaggio) che ha deciso di non abbandonare casa sua, l’orto, il villaggio, ha deciso di non far diventare ricordo la sua vita ad Örtatepe (la collina di mezzo) ma di viverla, anche se in solitudine.

Il muhtar, Türgüt Kuruçayoğlu, ha chiamato la carovana al villaggio per raccontarci la lotta che sta portando avanti individualmente (il gruppo avrebbe dovuto dirigersi a Divriği, cittadinà che raggiungeremo il giorno sucessivo). Qui comincia la catena delle montagne del Munzur che si protende fino a Dersim. Da 3-4 mesi l’area è diventata cantiere: hanno cominciato ad estrarre oro dalle montagne con un ritmo di 250 chili alla settimana. Per l’estrazione del prezioso metallo utilizzano il Siyanür, il cianuro! Tradotto: l’estrazione comporta l’avvelenamento della terra e dell’acqua dell’area, la sostanza penetra nel terreno avvelenando tutto ciò che vi vive e cresce. Fra qualche anno non si potranno più mangiare i frutti del proprio orto e sarà proibito bere l’acqua proveniente dal grande Fiume Nero (Kara Su, uno degli affluenti dell’Eufrate) che scorre a valle. Nonostante la gravità di questo processo, gli effetti nocivi e irreversibili su natura e esseri umani, gli abitanti del paese e dell’area interessata sono indifferenti, anzi, si sono fatti convincere che: “Alla fin fine il cianuro non è poi così terribile, la quantità utilizzata è minima e qualche goccia dispersa in tonnellate di… cosa vuoi che sia”. Il muhtar chiede il nostro aiuto per portare all’attenzione dell’opinione pubblica il caso del ‘Cianuro di Kiliç’.

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Posted in: Hasankeyf