Intervista all’editore, scrittore e poeta curdo Lal Laleş

Posted on April 9, 2011

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Dal sito dell’Associazione culturale Lankelot: http://www.lankelot.eu/letteratura/lale%C5%9F-lal-intervista-alleditore-scrittore-e-poeta-curdo-lal-lale%C5%9F.html

In tempi di celebrazioni e di anniversari come quelli che corrono quest’anno, vale la pena ricordare forse il valore di collante identitario pre-nazionale rappresentato dalla letteratura. E ci piace farlo per confronto, andando ad indagare una realtà in cui non c’è nazione, ma c’è, o almeno prova ad esserci, letteratura. «Ahi serva Italia di dolore ostello», lamentava Dante nel sesto del Purgatorio; poco più tardi gli avrebbe fatto eco Petrarca («Italia mia, benché ‘l parlar sia indarno») e più tardi molti altri avrebbero apostrofato letterariamente un’Italia che ancora non esisteva. Con le loro voci tutti costoro hanno contribuito a creare una nazione per forza di parole e di letteratura, con la forza unificatrice della lingua di Dante, del Bembo, della Crusca, dell’Opera, di Manzoni. Qualcosa di simile avviene ancora oggi, in quella serva terra divisa fra Turchia, Iran, Iraq e Siria: il Kurdistan, di dolore ostello. Lì dove l’unità politica manca, dove decenni di violenze, di processi assimilatori, di crimini e di lotte hanno smembrato l’identità millenaria di una popolazione, c’è chi ancora lotta con la forza del libro e della parola scritta per salvare, preservare, continuare a tramandare quell’identità…

31.01.2011, Diyarbakır, pricipale città curda dell sud-est turco. Abbiamo parlato con Lal Laleş scrittore e fondatore della casa editrice Lîs. Lîs in curdo vuol dire “posatoio”, “trespolo”; su di esso sembrano poggiarsi le volatili speranze della letteratura e della cultura curda.

 Per iniziare e rompere il ghiaccio, partiamo dalla storia e dagli obiettivi di Lis?

Lîs nasce qui a Diyarbakır nel 2004 da continue discussioni fra scrittori e intellettuali, curdi e turchi; l’intenzione che ci ha sostenuto in partenza è stata quella di rispondere ai problemi e alle grandi carenze dell’editoria curda e soddisfare quei bisogni elementari che la nostra letteratura ancora manifesta. Fondamentalmente sono quattro. Il primo è quello di fornire delle edizioni nuove e curate dei grandi classici fondamentali della letteratura curda, arricchite di note, prefazioni, postfazioni etc. Autori come ad esempio Ehmede Xanî, Mela Mehmûdê Bazîdî, Celadet Alî Bedirxan, Erebê Şemo.

 A quando risalivano le precedenti edizioni?

Le precedenti edizioni, spesso incomplete e approssimative, risalivano agli anni Dieci-Venti o Trenta. Venivano stampate male, spesso con errori di trascrizione, senza apparati. Noi cerchiamo di ristamparle in maniera corretta, filologica, in modo da offrire i classici al lettore in una veste accessibile e attenta allo stesso tempo.

 State cercando dunque di rinfrescare il patrimonio letterario della lingua curda e di rioffrirlo al pubblico con maggiori strumenti di comprensione.

Esatto. Altro nostro bisogno è quello di fornire una piattaforma di espressione agli scrittori curdi moderni. Dare loro degli strumenti che possano aiutarli a creare dei legami fra la letteratura curda e la letteratura mondiale. Traduciamo per la prima volta in curdo, direttamente dall’originale, autori quali Shakespeare, Kafka, Stevenson, Steinbeck, Charles Lamb, John Maxwell Coetzee, Harry Martinson, Selma Lagerlof, Asa Lindh, Mikael Niemi, Andrzej Tichy, abbiamo tradotto dal turco i turchi Yashar Kemal, Murathan Mungan, Leylâ Erbil, Oya Baydar, Müge İplikçi, Sema Kaygusuz, Ahmet Telli, Şükrü Erbaş, Jaklin Çelik, Özcan Karabulut, Cezmi Ersöz.Abbiamo da poco tradotto e pubblicato Juan Rulfo, G. G. Marquez, A. Puskin. Gli elenchi potrebbero essere più lunghi.Sarei davvero curioso di vedere la lingua di Pavese, di Calvino, di Eco, ma purtroppo ancora non si trovano persone che sappiano italiano e curdo ai livelli necessari. Traducendo da altre lingue cerchiamo sempre di conservare il testo a fronte. Ci rendiamo conto dell’importanza della traduzione dalla lingua originale…

 Senza questo vostro lavoro il lettore di madrelingua curda in quale lingua può leggere i classici stranieri?

Noi curdi di Turchia abbiamo sempre letto classici come Dostoevskij, Dante o Proust in turco, i curdi di Siria e Iraq in arabo, i curdi dell’Iran in persiano; questo ha comportato una carenza di terminologia e quindi di concetti nella nostra lingua. La nostra formazione letteraria non è avvenuta nella nostra lingua madre. La divisione della lingua curda in diversi alfabeti impedisce di avere una visione completa e organica della cultura curda, sia agli stranieri che ai noi stessi. Quindi per noi è importante poter leggere i classici mondiali in curdo tradotti direttamente dalla lingua originale e con testo a fronte. Uno degli obiettivi fondamentali della nostra casa editrice sta nel connettere la cultura e la letteratura curda con i concetti della cultura mondiale e far comprendere l’importanza della lingua come strumento di valorizzazione allo stesso tempo della diversità e della reciprocità. A questo scopo stampiamo libri in più lingue e in più alfabeti. Come ad esempio la raccolta di racconti di Mela Mehmûdê Bazîdî, che abbiamo stampato nello stesso volume in lingua kurmanji (il dialetto curdo maggiormente diffuso in Turchia), nei due alfabeti (latino e arabo), nonché tradotta in francese col titolo “Recueil de Notices et récits Kourdes”…

 Dunque riscoperta dei classici e apertura verso l’orizzonte della letteratura contemporanea..

Sì. Altro nostro intento è sviluppare una biblioteca di letteratura per l’infanzia in curdo, e un libro che ha suscitato molto l’interesse dei lettori è Azad di Mîran Janbar. Del resto il problema dell’assimilazione al turco e della scomparsa del curdo si verifica soprattutto negli anni decisivi in cui i bambini imparano la lingua. Anche lì vogliamo essere presenti.

 L’importanza dei lettori giovani per una lingua editorialmente ancora in fasce è fondamentale..

Ultimo nostro grande obiettivo è quello linguistico interno al lingua curda stessa. Come forse sapete essa è divisa in quattro grandi dialetti (kurmanji, zazaki, sorani, gorani, ndr.) ed è influenzata dalle tre lingue ufficiali degli stati in cui si trova la popolazione curda. Noi cerchiamo di fare edizioni in tutti i dialetti della lingua curda, dando degli strumenti di comprensione e di passaggio da un dialetto all’altro, in modo che il lettore colto superi le differenze e riesca a cogliere l’unità globale della lingua curda.

 State cercando dunque di creare un’unità linguistica?

Il curdo è già una lingua unitaria, ma presenta varie particolarità regionali, come ogni altra lingua. Un Kurdistan unitario non è mai esistito concretamente e dopo la caduta dell’Impero ottomano, il quale garantiva una certa autonomia linguistica e culturale, il territorio dei curdi è stato diviso fra Turchia, Iraq, Siria e Iran. Perciò a causa di condizioni storiche, politiche e sociali, si è avuta questa progressiva separazione linguistica, che è andata ad acuire le naturali varianze regionali. Noi cerchiamo di compiere il percorso inverso cercando di riunire, di riscoprire la matrice comune. Per esempio abbiamo stampato il famoso racconto di Ehmede XanîMem ûZîn, scritto in dialetto kurmanji, con a fronte un agile dizionario per le parole di difficile comprensione in modo da non avere la necessità di una traduzione completa.

Una domanda scomoda: avete lettori e mercato per questo tipo di libri?

In quanto a me come scrittore il problema non mi riguarda molto. Da editore posso dire che non abbiamo molte chance di vendere questo tipo di libri, ma il nostro è un lavoro che guarda al futuro. Queste pubblicazioni sono pietre che costituiscono le fondamenta per una futura diffusione della cultura curda. Io credo che la democratizzazione della Turchia sia inevitabile e quindi nelle università, negli istituti che nasceranno queste nostre pubblicazioni saranno gli strumenti di partenza (a Mardin presso l’Artuklu Universitesi è da poco stato aperto un dipartimento di lingua e letteratura curda, il primo in Turchia! ndr.). Quando avremo la possibilità di coltivare liberamente la nostra cultura dovremo essere pronti. Questo tipo di pubblicazioni non basta a tenere in piedi economicamente una casa editrice, ma può servire a tenere in piedi una cultura.

 Davvero ammirabile, ma al momento ci sono o meno dei lettori capaci di accedere alle vostre pubblicazioni?

Il nostro lavoro non è per l’oggi o per un ricavo, è per il futuro; forse anch’io non vedrò il fiorire dei lettori che potranno apprezzare questi libri. Per ora sono molto pochi. Gente che crede in questa causa o che ha una passione letteraria. Del resto la gran parte della gente che oggigiorno parla il curdo quotidianamente non ha avuto un’educazione scolastica, per cui non sa leggere.

 Sarebbe di insegnamento a molte case editrici italiane che pensano solo agli incassi…

Chiaro, ma le preoccupazioni sono diverse…Io credo che questo terremoto che circonda i curdi sia destinato a fermarsi prima o poi, tutt’ora non si riescono a capire i prossimi sviluppi della situazione, regna il caos. Per ora non ci sono molti lettori, ma noi puntiamo a crearli; molta gente è abituata a pensare, scrivere e leggere in turco; molti ancora non sanno l’alfabeto, non sanno leggere, hanno paura di sbagliare, hanno ansia e insicurezza nell’utilizzare la propria lingua madre, dopo trent’anni di violenza e terrore. Non è facile….

 Quando è cominciato il recupero e la rinascita della letteratura e cultura curda?

Noi abbiamo iniziato nel 2004. Ma nella diaspora curda, in Egitto, in Armenia, in Svezia e in altri posti, questo tipo di attività era già cominciata. Non sempre è stato facile. Nel 1932 Celadet-Alî Bedirxan col supporto della Francia pubblica la rivista “Hawar”. Nel 1991 con le politiche di Turgut Özal è cominciata ad essere permessa la pubblicazione di riviste, giornali e libri curdi. Ma tuttora la situazione della nostra editoria non è brillante. Nel 2010 in Turchia sono stati stampati semplicemente 115 libri in curdo, in Italiano quanti…?

 Bé forse qualcuno in più..

Noi della Lîs con 21 pubblicazioni siamo i leader, ma in uno stato libero e democratico a questa cifra dovremmo forse aggiungere degli zeri. In Turchia si pubblicano 500.000 libri in turco; con 115 libri non puoi certo cambiare la mentalità della gente. Il nostro è uno sforzo piccolo, umile. Non abbiamo soldi, ma non ci importa, andiamo avanti.

 Certo senza questo vostro piccolo sforzo non ci sarebbe futuro…

Con politiche culturali serie si potrebbero risolvere questi problemi in poco tempo, ma…

 Bisognerebbe far capire alla gente che anche attraverso questi strumenti si può lottare..

Per cercare di far capire alla gente l’importanza della sua cultura, noi come casa editrice ce la mettiamo tutta, organizziamo conferenze, facciamo attività culturali non di matrice politica, io odio la politica.

 Voi come casa editrice avete mai avvertito la pressione dello stato turco?

No, non abbiamo mai avvertito pressioni. Si sono sempre comportati gentilmente con noi. Siamo conosciuti a livello internazionale, da case editrici spagnole, tedesche, inglesi, svedesi, olandesi, abbiamo spesso collaborato con loro. Siamo una casa editrice piccola, ma conosciuta.

 Purtroppo in Italia c’è acora molto poco per quel che riguarda la letteratura curda….Passando a un altro argomento. Qual è la situazione bibliotecaria per il curdo. C’è un luogo dove si può studiare la vostra cultura e la vostra lingua?

Per ora non c’è una biblioteca con questo scopo. Persino a Diyarbakır, nelle biblioteche statali non ci sono libri in curdo o interessati al mondo curdo. La municipalità ha da poco aperto la biblioteca intitolata a Mehmed Uzun (prolifico scrittore curdo contemporaneo che può essere ascritto tra i fondatori della letteratura curda moderna in dialetto kurmanji. ndr.), la quale però serve più che altro da sala studio. Non può supplire al ruolo di biblioteca di ricerca, non possiede neanche il 5% dei libri che sarebbero necessari. C’è bisogno di una biblioteca di ricerca da costituirsi con criteri scientifici e con respiro internazionale, una biblioteca che contempli tutte le fonti possibili, anche in altre lingue e che possa richiamare ricercatori internazionali. Non c’è una politica dello stato a riguardo. Lascia l’argomento a se stesso: “se può vivere da sola bene, altrimenti che muoia”, è questo il pensiero dello stato a proposito della cultura curda. Anche fra i curdi non c’è una vera politica: ci sarebbe bisogno di una squadra di intellettuali, di gente che conosca molte lingue…

 Al momento quali sono gli strumenti per imparare la lingua curda?

Gli strumenti dopotutto ci sono; principalmente l‘Enstîtuya Kurdî di Istanbul, poi strutture come il Kurdî Der qui a Diyarbakir: entrambi si occupano della salvaguardia e della diffusione del curdo. C’è il lavoro delle case editrici che pubblicano grammatiche, vocabolari etc. Ma, finché questa lingua non avrà un riconoscimento costituzionale, finché non verrà utilizzata e insegnata nelle scuole e nelle università, questa lingua non verrà mai davvero imparata dalla gente. Se una lingua non ti permette di trovare lavoro, se non è un mezzo attraverso cui poter manifestare i tuoi diritti civili e politici, non ti sforzi per impararla. L’assimilazione in questo senso è quasi inarrestabile, è un processo che noi proviamo ad arginare con i nostri libri, ma ci vorrebbero strumenti molto più concreti. Se una lingua non permette di migliorare la propria vita, chi vorrà impararla? Forse due o tre “Don Quijote” come me e voi possono sforzarsi per una passione letteraria, ma la stragrande maggioranza delle persone imparerà la lingua che facilita la loro vita.

 Venendo alla letteratura curda, quali sono i temi che stimolano le penne degli scrittori curdi, quali gli stili e le influenze.

Gli scrittori che hanno vissuto all’estero la diaspora curda, hanno scritto soprattutto dei sentimenti relativi all’esilio, la mancanza della patria, le difficoltà dell’immigrazione. Anche gli scrittori vissuti in patria, penso agli scrittori degli anni trenta, hanno scritto molto dei costumi e delle tradizioni popolari. Negli anni ’60 e ’70, i temi hanno subito l’influenza forte del marxismo e quindi sono stati improntati al realismo sociale, all’analisi dei conflitti di classe, una letteratura con uno sguardo di sinistra, molto simile a quanto andava facendo in turco Yaşar Kemal. Dopo gli anni ’80 molti scrittori hanno raccontato i traumi e le violenze subite negli anni del colpo di stato militare,il carcere, le torture. È con la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio che gli scrittori curdi riescono a liberarsi letterariamente dei traumi subiti, delle ingiustizie sociali e delle lotte, per aprirsi all’influenza della letteratura contempotranea e ai suoi classici mondiali, potendo così affrontare temi personali, analisi e scavi psicologici, fruendo anche di un relativo miglioramento delle condizioni di vita e di un addolcimento della pressione. Ma certo non puoi separare la letteratura curda dalla politica. La politica è entrata nella vita di ognuno qui, scorre profondamente nei pensieri della gente.

 Comunque non si è mai fermata la scrittura curda, malgrado le condizioni e le proibizioni imposte dalla Repubblica turca?

Non credo che la letteratura si possa fermare in qualche modo. Non puoi impedire alla gente di pensare e di immaginare. La scrittura e il racconto di quello che succedeva è stato un bisogno importantissimo per molti di noi. È diventata una ragione di vita, un modo per respirare: sceglierei una vita piena di problemi ma dove posso scrivere, rispetto ad una vita comoda in cui mi sia impedito di esprimermi.

 Una domanda più al Lal Laleş scrittore che al propietario di Lîs. Quali sono le tue influenze, gli scrittori che ami, ciò di cui scrivi?

Io ho pubblicato principalmente poesia. Ho due romanzi in officina, ma ci sto lavorando con calma e con molta passione, prenderà molto tempo. Se mi chiedi i poeti stranieri che mi hanno preso più di altri potrei dirti l’austriaco Trakl, potrei dirti Calvino, potrei dirti Pavese, ma ce ne sono molti. In uno dei miei libri di poesia, Deqên Qesas, ci sono componimenti dedicati a Eluard, a Calvino, a Pavese, a scrittori della nostra tradizione come Ehmedê Xanî, Mûsa Anter, Celadet-Alî BedirXan, Yaşar Kemal o Murathan Mungan che ho tradotto anche dal turco.

 Sarebbe bello poter tradurre almeno quei suoi componimenti sui nostri italiani…

Già, sarebbe bello che potesse nascere un filo che leghi Lîs e la letteratura curda all’Italia…

 Ci vogliamo lasciare con questa speranza?

Ci sto, chiudiamo qui, sperando nella nascita dell’amicizia fra letteratura curda e italiana. Andando a scavare abbiamo molte più cose in comune di quel che si possa credere…

Intervista e traduzione dal turco di Carlotta Grisi e Francesco Marilungo.

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