IBRAHIM E IL VALORE DELLA LINGUA MADRE

Posted on March 2, 2011

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“Anche se il bambino possiede la stoffa di tutte le lingue e di tutti i suoni e di tutte le categorie di pensiero esiste solo una lingua che può introdurlo nel linguaggio umano” (Elisabeth Jankowski). Sono i suoni, le parole, i concetti, i significati, che compongono la nostra lingua madre gli strumenti con i quali dall’inizio cominciamo a nominare il mondo, a codificarlo, a dargli significato. La lingua madre costituisce le fondamenta sulle quali iniziamo a costruirci nel mondo. Leo Wèisgerber afferma: “La madrelingua è la sorgente unica di ogni esperienza. Tutta la nostra coscienza e il nostro pensiero sono strutturati partendo da questa prima e unica esperienza senza che ci sia la possibilità di modificare questo rapporto fra pensiero e mondo.

Come un filo rosso il tema della lingua madre ritorna spesso nel corso della vita di Ibrahim. Ibrahim raccontandoci di sè, della famiglia, del suo lavoro, delle sue esperienze politiche, ci racconta anche la storia di una lingua, anzi di due lingue (il curdo e il turco) e della loro relazione conflittuale; lingue che rappresentano i suoi due mezzi di espressione fin dall’infanzia.

  -Come si chiama?

Ibrahim Halil Taş.

– Quanti anni ha?

Sono nato nel 1953 quindi ho 58.

-Di dov’è? E’ nativo di Diyarbakır?

 Sì sono di Diyarbakır. A dire la verità sono nato in un villaggio vicino a Diyarbakır, Şilbe, quando ero bambino era un villaggio ma ora con l’inurbamento e l’ampliamento della città è diventato un distretto della città cui gli è stato dato un nome turco: ora si chiama Yol Altı non più Şilbe.

-Cosa fa nella vita?

 Ho fatto l’insegnante di scuola elementare per trent’anni. Nel contempo mi sono iscritto all’università nel dipartimento di lingua e letteratura francese, ho sempre avuto un interesse particolare per la cultura francese. Sono nato in un villaggio quindi non sapevo parlare turco, la mia famiglia e tutti nel villaggio parlavano curdo, la mia lingua madre è il curdo. Il turco l’ho imparato successivamente alla scuola primaria. Poi per frequentare il liceo mi sono spostato a Diyarbakır. Ho faticato molto, tutti i miei compagni di scuola parlavano turco ed io non lo sapevo ancora parlare e scrivere bene, ho dovuto studiare molto per riuscire ad arrivare allo stesso livello di conoscenza della lingua. Ho fatto l’esame per diventare insegnante ed ho cominciato io ad insegnare turco ai bambini! (un insegnante di lingua madre curda che insegna a bambini di lingua madre curda il turco, senza possibilità né di utilizzare il curdo a scuola né tanto meno di insegnarlo ndr.). Ora sono in pensione.

-Nella tua famiglia ora parlate curdo o turco?

 In famiglia parliamo sia curdo che turco ma i miei figli essendo cresciuti in città, in un ambiente in cui è il turco la lingua di comunicazione principale, il curdo non lo parlano bene e questo mi rattrista molto. Mia moglie è nata a Diyarbakır e nonostante i suoi genitori fossero entrambi curdi e parlassero curdo tra loro, con i propri figli si esprimevano in turco. Per questo motivo mia moglie è abituata ad esprimersi in turco ed anche noi a casa con i nostri figli abbiamo preso l’abitudine di parlare turco. Ora però non voglio ripetere gli stessi errori e con mia nipote mi esprimo solo in curdo; Lorîn ha quattro anni e sa parlare bene entrambe le lingue, con me però si esprime solo in curdo. A volte mi chiede: “Nonno lo sai un po’ di turco? Me la leggeresti questa storia?”, solo in quelle occasioni faccio un’ eccezione e leggo in turco poiché i libri per bambini in curdo sono ancora pochissimi.

-Noto che il tema della lingua è uno dei suoi interessi e preoccupazioni principali. Com’è la situazione per quanto riguarda questo tema qui a Diyarbakır?

 Le politiche assimilazioniste dello stato sono sempre state molto chiare.

Fino a pochi anni fa i bambini nei villaggi nascevano ascoltando il curdo. Fino all’età di sei anni quando iniziavano la scuola quella era la sola lingua che sentivano e in cui si esprimevano. A scuola imparavano il turco ma il curdo rimaneva la loro lingua madre, la lingua con la quale avevano imparato a codificare il mondo, e non la dimenticavano. A volte però, devo ammettere si creavano situazioni in cui i ragazzi non imparavano il turco in maniera adeguata, e allo stesso tempo non utilizzando più il curdo come ‘lingua principiale’ succedeva che essi parlavano sia il turco che il curdo in maniera imprecisa e lacunosa. Però il curdo non lo dimenticavano! Ora, da qualche anno, lo stato ha introdotto l’Ana Sinif (letteralmente classe di base. ndr). Il bambino comincia a frequentare la scuola all’età di quattro anni, anziché a sei, e senza aver ancora avuto il tempo di imparare la propria lingua comincia a frequentare la scuola dove l’unica lingua possibile è il turco. Sicuramente per le famiglie turche è un servizio utile perchè supplisce alla mancanza degli asili, ma per le famiglie curde non lo è: i bambini vengono ‘allontanati’ precocemente dalla loro lingua, cominciano a muoversi in un mondo in cui l’unico idioma è il turco, il quale finisce per diventare la loro lingua madre. Per quanto riguarda questo tema stiamo attraversando un periodo molto più pericoloso di quanto non lo fosse in passato.

-Come sono cambiate le cose dagli anni  80 e 90?

 Come ho già detto negli anni 80 e 90 non esisteva l’Ana Sınıf, i bambini arrivavano a scuola all’età di sei anni quando avevano già imparato la loro lingua madre, ce l’avevano dentro, e imparavano il turco mantenendo le due lingue. Ora è cominciato un processo di ‘sostituzione della lingua madre’. E’ all’età di tre-quattro anni che si comincia ad impadronirsi del linguaggio, ed i bambini iniziando a frequentare la scuola a quest’età inevitabilmente cominciano a parlare turco, che si sostituisce al curdo come lingua primaria. E’ difficile, quasi impossibile, insegnare il curdo in un momento successivo, parlare turco è più vantaggioso, la TV è in turco, i giornali principali, le pagine internet sono in turco, per le strade, al mercato tutti parlano turco.

-Stiamo quindi attraversando un momento pericoloso per le lingua curda, la situazione va peggiorando…

Non posso dire che ci troviamo in una condizione complessivamente peggiore rispetto a qualche anno fa, ma sicuramente dobbiamo renderci conto di ciò che sta succedendo, le nuove generazioni non parlano più la lingua curda e il futuro non lo vedo roseo. Certo ci sono stati dei miglioramenti. Una volta la popolazione che parlava curdo era più numerosa, il curdo veniva parlato nelle famiglie, ma la lingua era vietata, le madri che conoscevano solo il curdo non potevano parlare con i propri figli quando andavano a trovarli nelle prigioni; e la stragrande maggioranza dei parlanti curdo non sapeva né scrivere né leggere in curdo (il curdo diventa lingua legale in situazioni non-ufficiali nel 1991 sotto la presidenza di Turgut Özal, primo membro dell’establishment politico a riconoscere il diritto dei curdi di parlare la loro lingua. ndr.). Oggi coloro che parlano curdo sono sempre meno, ma il curdo è ritornato ad essere una lingua scritta con un proprio alfabeto (il kurmanji, il curdo parlato in Turchia, viene scritto utilizzando una variante dell’alfabeto latino introdotta da Celadet Elî Bedirxan, scrittore e linguista curdo, nel 1932. Prima della nascita della Repubblica Turca il curdo si scriveva in caratteri Arabi. ndr.); stanno creando le grammatiche e i dizionari per sistematizzare la lingua; i corsi di lingua per adulti sono diffusi e c’è la volontà di una parte dei giovani di re-imparare la loro lingua, di non perderla; vengono stampati romanzi e poesie in curdo.

Dobbiamo da un lato riconoscere i miglioramenti che stanno avvenendo nella ‘formazione’ di una lingua curda standard e della sua diffusione attraverso la pubblicazione di romanzi classici, autori contemporanei, libri di poesie, racconti per bambini; ma dall’altro, rimanere coscienti anche di ciò che va peggiorando. Il curdo non può svilupparsi attraverso l’insegnamento nei corsi di lingua privati, per diffonderlo e usufruirlo è necessaria l’introduzione dell’insegnamento del curdo come seconda lingua nelle scuole, solo così potrà esserci uno sviluppo anche letterario (l’inserimento del curdo come seconda lingua nelle scuole primarie e secondarie è una delle richieste primarie del popolo curdo. Ma ad oggi il governo dell’AKP mantiene la posizione ufficiale tradizionale di netto rifiuto, mantenendo il turco come unica lingua di insegnamento. ndr.)

-Qui lingua, cultura, storia, sono strettamente legate alla sfera politica. Lei è mai stato attivo politicamente?

 Sì, sono entrato nel mondo della politica. Gli anni 70 sono stati momento di fioritura di una miriade di organizzazioni, associazioni e partiti di sinistra, io ho cominciato a legarmi al DDKD (Devrimci Demokrat Kültür Derneği, Associazione culturale democratica rivoluzionaria, fondata nel 1974 dopo la chiusura del DDKO, fondato a sua volta nel 1969, il primo gruppo legale curdo. Esso univa gli ideali marxisti alla lotta curda ponendosi come obiettivo lo sviluppo di un’identità politica curda in Turchia ndr.). Poi è arrivato il 12 settembre (il 12 settembre 1980 è la data del colpo di stato militare. ndr) e tutte le associazioni e organizzazioni esistenti, comprese quelle di cui facevo parte -oltre ad essere membro del DDKO facevo parte del TOB DER (Türkiye Öğretmenler Birleşme ve Dayanışma Derneğı, Associazione dell’unione e solidarietà degli insegnanti di Turchia) sono state chiuse e gran parte dei compagni è scappata in Europa. Nonostante fosse un’associazione non radicale o rivoluzionaria  la TOB DER è stata chiusa e gran parte dei membri messi in prigione; anch’io sono stato in prigione tre mesi.

-Per aver commesso quale colpa?

 Nessuna colpa, il solo fatto di appartenere a quel tipo di associazioni e avere determinate idee politiche legate alla sinistra bastava per essere preso. Ricordo: ero andato alla polizia per fare il passaporto per andare in Francia, nell’ufficio controllando il mio documento si sono accorti che ero segnalato, mi hanno prelevato e messo agli arresti per tre mesi.

-Quando è successo?

 Nel 1989. Nonostante fossero passati nove anni dal colpo di stato l’atmosfera di repressione non si era alleggerita. Sono rimasto per tre mesi nella famosissima prigione di Diyarbakır, fortunatamente in quegli anni la situazione era migliorata, le pratiche di tortura non venivamo più usate così spesso in prigione; avevamo la televisione, ma chiaramente rimanevamo in prigione, rinchiusi. La tortura l’ho vissuta per un’intera settimana non in prigione ma nella caserma di polizia, appena mi hanno arrestato. Mi picchiavano, mi spruzzavano addosso getti di acqua gelida, mi spogliavano nudo e picchiavano ancora. Mi sono rimasti i segni di quelle torture: dall’occhio destro non ci vedo bene e anche l’orecchio destro da allora non funziona più come prima. Poi quando sono entrato in prigione la tortura è cessata. E dopo tre mesi non essendo stata trovata alcuna colpa mi hanno rilasciato.

Sì, qui viviamo dentro la politica.  Ora non sono attivo in modo diretto, mi occupo soprattutto di cultura e lingua kurda: ho insegnato curdo al Kurdi Der (associazione per lo studio, lo sviluppo e la protezione della lingua curda fondata a Diyarbakır nel 2004 ndr.) e ho appena finito di redigere un libro sui verbi curdi che sarà pubblicato a breve. Chiaramente qui nessuna attività è totalmente distaccata dalla politica, ma ora non sono membro di partiti o associazioni. Abbiamo il nostro partito (si riferisce al Partito legale curdo della Pace e della Democrazia, BDP. ndr.) e alle elezioni lo sostengo.

-Nota differenze tra le azioni, le politiche statali messe in atto negli anni 80 e 90 e quelle attuali?

 Certamente ci sono delle differenze. Prima la politica statale si basava sostanzialmente sulla violenza: la soluzione militare, ora è diverso, il governo sembra voler trovare una soluzione politica (dal 2002 è salito al governo il partito dell’AKP, Partito della Giustizia e dello Sviluppo, primo partito ad aver portato la Questione Curda in parlamento e ad aver lanciato un’iniziativa politica per la sua risoluzione ndr.). Tutt’ora però le nostre richieste non vengono ascoltate, l’educazione in lingua curda ancora non ci è concessa, e l’impressione è che il governo voglia ingannarci (promettendo una nuova costituzione come ha fatto nel 2007 ndr.). Se chiedi in giro molti la pensano come me, non c’è più fiducia nel governo.

-Quindi secondo Lei il governo dell’AKP non è sincero nel suo intento di voler trovare una soluzione alla Questione Curda?

 No, l’AKP non è sincero affatto! Vorrei davvero credere il contrario ma se guardo a ciò che ha fatto in questi anni, agli sviluppi che ci sono stati, proprio non riesco a trovare degli effettivi miglioramenti. Sì, l’AKP ha aperto un canale televisivo in lingua curda e…non è un canale televisivo statale che ci garantisce il diritto di espressione (continuano infatti le accuse, i processi, gli arresti per giornalisti, redattori, politici, che utilizzano la lingua curda in situazioni ‘non consone’ [in politica il curdo è permesso solo un periodo circoscritto prima delle elezioni] o che esprimono opinioni che possono ‘ferire’ “l’unità e l’integrità della repubblica turca”, principio protetto dalla costituzione ndr.). L’AKP non ha apportato cambiamenti importanti alla costituzione, non ha mostrato una vera volontà di garantire i diritti base che noi chiediamo, non ha mostrato sincerità.

-Il 12 giugno ci saranno le elezioni. Se l’AKP vincesse, evento molto probabile, crede redigerà una nuova Costituzione come promesso?

 Mah… una nuova Costituzione l’aveva già promessa dopo le elezioni del 2007, ha vinto con una notevole maggioranza quindi aveva il potere per farlo ma non ha concluso niente. L’educazione in lingua curda, l’abbassamento della soglia del 10% (la soglia al 10% per l’entrata dei partiti in Parlamento è la più alta del mondo ndr.), l’autonomia regionale sono le tre richieste principali dei Curdi, l’AKP non ha risposto a nessuna di queste richieste. Vedremo cosa succederà… spero sinceramente che dopo le elezioni i Curdi potranno esprimersi senza limiti né paura nella loro lingua madre, il curdo.

Diyarbakır, 12 Febbraio 2011

Intervista di Carlotta Grisi

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